mercoledì 19 giugno 2013

Recensione "Garden" di Emma Romero

Titolo: Garden. Il giardino alla fine del mondo
Autrice: Emma Romero
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Data di uscita: 2 Aprile 2013
Pagine: 270
Prezzo: EUR 14,90
Voto: ♥♥♥
Il ritardo è negligenza. La negligenza è disordine. Il disordine è il seme della perdizione. Maite è tra le operaie più efficienti nella fabbrica in cui lavora. In fondo non ha scelta: se commettesse un'infrazione sarebbe punita con la morte. Maite coltiva in segreto la sua passione, il canto, e sogna di raggiungere il leggendario giardino alla fine del mondo, dove si narra vivano i ribelli in completa libertà e dove pare siano sopravvissute le lucciole. Perché il suo paese è diventato una prigione fredda e spoglia. Dopo una lunga guerra, l'Italia è stata divisa in Signorie e, per impedire il ritorno al caos, le arti e le scienze sono riservate a una casta di eletti, mentre gli esclusi sono condannati a una vita di obblighi e privazioni. L'unica fonte di svago è la Cerimonia, la grande festa celebrata per l'anniversario della Rinascita. Maite ha sempre voluto esibirsi su quel palco, ma il giorno in cui potrà finalmente ottenere il suo riscatto scoprirà che, in un paese che ha ucciso ogni speranza, anche dai sogni si può desiderare di fuggire...

Recensione
Ero davvero molto curiosa di leggere questo romanzo. Il genere distopico negli young adult ha sempre più successo e l'idea che, finalmente, anche una scrittrice italiana si cimentasse in un romanzo di questo genere era particolarmente interessante.
Un errore è senza dubbio stato quello di presentare il romanzo come "l'Hunger Games italiano", poiché così è inevitabile fare paragoni tra i due. E, purtroppo, Garden non è uscito vincitore da questo confronto. Ma andiamo per gradi.

Come avrete  già intuito, ci troviamo in un futuro distopico, un futuro dove la società, le gerarchie e tutte le usanze a cui siamo abituati sono state stravolte. 
Siamo in un'Italia che, a seguito della devastazione portata dalle Guerre, è stata divisa in Signorie, "ispirandosi" all'epoca del Rinascimento.
In tenera età, tutti i cittadini vengono assegnati, tramite un Computer che, a detta del Presidente, organo più importante e capo assoluto della Signoria, non sbaglia mai, al lavoro che saranno tenuti a fare per tutta la loro vita.
La maggior parte di loro viene assegnata ai lavori manuali, ma vi è anche una ristretta cerchia di persone a cui viene permesso di praticare le Arti e di esibirsi durante la Cerimonia, festa che viene celebrata ogni anno, e nella quale vengono "sacrificati" alcune persone che hanno infranto le regole, venendo meno al principio dell'Armonia.
Maite ha sedici anni, e sin da piccola ha sempre sognato di poter cantare, ma ciò non le è permesso. Infatti, è stata assegnata alla Fabbrica Gialla, ed è lì che dovrà lavorare.
Intanto, Maite sogna il Giardino alla fine del mondo, un luogo paradisiaco dove si narra vivano, isolati da tutto e tutti, i Ribelli.
Ma Maite sa che quelli sono solo sogni, e se ne renderà conto quando, dopo aver infranto una delle Armonie, sarà portata dal Presidente, destinata ad essere una delle vittime della Cerimonia. Ma le cose prenderanno una piega inaspettata, e Maite potrebbe, da vittima, diventare una delle attrazioni della serata.. ma è davvero ciò che vuole?

I presupposti per essere una bellissima lettura c'erano tutti, questo è innegabile.
Purtroppo, come vi dicevo prima, le somiglianze con Hunger Games ci sono, e alcune sono davvero troppo evidenti.
Ad alzare il livello della lettura ci pensa sicuramente lo stile di scrittura dell'autrice, uno dei punti forza del romanzo. Chiaro, lineare, fa sì che la lettura scorra via in poco tempo e piacevolmente.
La caratterizzazione dei personaggi, ahimè, è piuttosto scarsa: la protagonista non sembra avere un carattere definito, cambia completamente in base alle situazioni.
I protagonisti maschili sono due, Luca e Einar. Nonostante io abbia avuto l'impressione che le intenzioni della Romero fossero quelle di mettere in risalto Luca, il risultato è quello opposto: Einar è decisamente più interessante, probabilmente il personaggio meglio riuscito di tutto il romanzo.
Gli altri personaggi sono poco approfonditi, Erika viene descritta come la migliore amica della protagonista, Maite, ma di lei non si sa nulla, non c'è niente che faccia capire il perché dell'amicizia tra le due. Stesso discorso vale per il Presidente, che dovrebbe essere il "cattivo" della situazione, ma non riesce a discostarsi dai soliti cliché.
Un altro punto a sfavore è la totale mancanza di descrizioni fisiche dei personaggi: del loro aspetto si sa poco o niente, ed è un fattore che mi è dispiaciuto molto.
Garden, però, si salva dalla bocciatura grazie al finale, un vero e proprio colpo di scena che fa sperare in un secondo volume della saga decisamente migliore del primo.

Concludo consigliando Garden a coloro che non hanno letto Hunger Games o che non trovano fastidiosi alcuni "richiami" a quest'ultimo, e spero nel secondo volume della serie, che leggerò fiduciosa in un miglioramento.
♥♥♥
Autrice
Emma Romero è uno pseudonimo nato dalla passione per i romanzi di Philip K. Dick e i film dell'orrore. Dopo aver tentato di diventare una musicista professionista, Emma ha appeso la chitarra al chiodo e ha iniziato a scrivere questo libro, che è il suo primo romanzo. Vive e lavora in Italia, a Milano.

1 commento:

  1. Un vero peccato!! perchè dalla trama sembrava che avesse tutte le carte in regola per essere un bel dispotico!!!!

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